
Consiglio questo ottimo saggio di Camilleri a quei pochi che fossero interessati a capire e conoscere temi e storie della mafia siciliana e come questa si sia radicata e abbia inevitabilmente caratterizzato parte della storia, della cronoca, della politica attuale del nostro paese.
Voto: 7.
Sintesi:
"Voi non sapete quello che state facendo". È così che Bernardo Provenzano ha accolto le forze dell'ordine al momento dell'arresto. Il segno di un ordine costruito con sotterranea implacabilità. E i "pizzini", con i loro codici e sottocodici, con il tono ora criptico, ora oracolare, ora dimesso, sono l'arcaico sistema che regola una modernissima ragnatela. Nel rigoglio della sua produzione narrativa quasi mai, per esplicita scelta, Camilleri ha toccato il tema della mafia. Ma quando i pizzini di Provenzano sono stati resi pubblici è stato subito chiaro che costituivano per lui un'opportunità di riflessione imperdibile: linguisticamente anomali, antropologicamente emblematici per la concezione della religione, della famiglia, delle gerarchie dei rapporti tra le persone, sembravano fatti apposta per entrare nell'universo letterario dello scrittore. Questo libro è un dizionario che, voce per voce, svela l'alfabeto con cui il capo dei capi ha parlato alla sua organizzazione per mostrare come, sotto la superficie di parole apparentemente comuni, può celarsi la feroce banalità del male. E che i primi anticorpi che una società civile deve sviluppare contro la vischiosità mafiosa sono quelli di un linguaggio limpido, onesto e condiviso. Un libro in cui il gusto per la battuta e per il paradosso non nascondono un diffuso senso di allarme. E anche questa è una nuova nota nello stile di Camilleri: nessuna catarsi è possibile, il lettore resta inchiodato alla grottesca efferatezza del mondo.
Mi limito a riportare la recensione presa da IBS.it:
Tutto Bernardo Provenzano dalla A alla Z. Andrea Camilleri abbandona per un attimo Vigàta, il commissario Montalbano e i suoi splendidi romanzi, per entrare con altrettanta, impareggiabile maestria nel mondo della mafia. Lo scrittore di Porto Empedocle ci regala una sorta di dizionario che, voce per voce, svela l’alfabeto con cui Bernardo Provenzano ha parlato per più di quarant'anni alla sua organizzazione criminale.
Da Ammazzare a Latitanza, da Corleonesità a Pizzino, da Famiglia a Visione, Camilleri ci fa entrare nell’universo mafioso attraverso le sessanta voci di questo dizionario del lessico e del pensiero di Bernardo Provenzano, il capo di Cosa Nostra arrestato l’11 aprile del 2006. “Voi non sapete quello che state facendo” furono le prime parole mormorate dal boss, in quella strana giornata all’indomani delle elezioni politiche 2006, all’indirizzo del vicequestore Renato Cortese che lo aveva scovato nella masseria di Montagna dei Cavalli, a Corleone. Quella fu la fine del mito Provenzano, superlatitante da 43 anni, detto Binnu ‘u tratturi (Bernardo il trattore) dai tempi della strage di Palermo del ’69, quando si guadagnò quel soprannome per aver scaricato l’intero caricatore della mitraglietta addosso a un mafioso che aveva sgarrato, il pazzoide Michele Cavataio. “’U tratturi”, perché il trattore procede implacabile e non lascia dietro di sé fili d’erba, spiana tutto. “Binnu” era ricercato dal 9 maggio 1963, ed ora che i suoi celebri “pizzini” (i foglietti arrotolati e scritti a macchina nei quali dettava compiti criminali ai suoi) sono stati resi pubblici, Camilleri ci riflette sopra, ricavandone un ritratto a tutto tondo della mentalità mafiosa.
Da quei foglietti linguisticamente anomali emerge infatti una concezione della vita, della famiglia, delle gerarchie e della religione, che ben rappresenta il codice della mafia. Quello di Cosa Nostra è un ordine costruito con meticolosa, sotterranea implacabilità e i “pizzini”, con i loro codici e sottocodici, con le allusioni e con i loro svarioni autentici o calcolati (lo sgrammaticatizzo) definiscono quel sistema primitivo che però regolava una sofisticata rete di sottopoteri.
Provenzano, da bravo raggiuneri (ragioniere), annotava meticolosamente tutta la contabilità della mafia: omicidi e ricatti, affari legati agli appalti dei lavori edili, alle forniture sanitarie degli ospedali, all’importazione e alla lavorazione della droga. Era anche, a suo modo, un politico: costruiva nuovi equilibri nella grande famiglia mafiosa, cercava nuove alleanze, ripartiva territori e zone d’influenza per far accettare a tutti il suo nuovo corso, la cosiddetta “strategia dell’immersione”: allentare la tensione, entrare in una zona grigia nella quale si possa, più e meglio di prima, fare affari e ritessere l’intreccio della trama criminale. La nuova parola d’ordine era che tutto si dovesse svolgere in immersione, sott’acqua, perché quell’enorme sommergibile che è la mafia doveva da allora in avanti navigare a quota periscopio. La mente di quel nuovo corso, dopo la mafia stragista di Totò Riina, era la sua, quella di Bernardo Provenzano. E questo bel libro di Camilleri ci trasmette tutta l’efferatezza di cui quell’uomo, che eravamo abituati a vedere nelle sbiadite foto segnaletiche giovanili sui giornali, è stato capace. Un libro in cui il piacere della lettura non si può districare mai da un senso di allarme e inquietudine, che lascia attoniti davanti al mondo che ci viene descritto.
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