
Oggi mentre impigrito facevo zapping alla tv mi è capitato di ascoltare a Domenica In il ben noto conduttore televisivo Giletti che parlava con disinvltura del problema della criminalità nel nostro paese, dispensando consigli agli Italiani su come comportarsi ricadendo sulle solite ovvietà. Per alcuni minuti ho immaginato Giletti come abitante di via Anelli a Padova (o di qualsiasi altra zona degradata di Italia) costretto ad essere testimone impotente del continuo spaccio e prostituzione, vittima di minacce verbali e fisiche, di assistere al continuo svalutarsi della zona e della propria casa comprata con i sacrifici di una vita o vincolandosi ad un mutuo per gran parte della vita, di non poter uscire in tutta sicurezza dopo le 18, nel vedere delinquenti che sfacciatamente sanno di non finire in galera e sembrano essere paradossalmente tutelati più dei cittadini che pagano le tasse...
Contemporaneamente su Rai 3 Fini fronteggiava la Annunziata sulle questioni di sicurezza durante la puntata "In mezz'ora".
Fini era lì per rispondere ovviamente sulle questioni della sicurezza e dell'immigrazione sorte dopo l'omicidio della signora Reggiani nella zona Tor di Quinto.
Con toni sempre più accesi ma sempre nel limite della decenza tra i due la tensione è praticamente salita dopo pochi minuti, motivo della discordia: il popolo rom. Fini: "Non ci si può integrare con chi "ritiene disdicevole lavorare, ruba i bambini e li destina all'accattonaggio o sfrutta le donne".
"Lei - ha detto Annunziata a Fini - ha fatto delle generalizzazioni che riferite a un popolo equivalgono a definizioni razziste". Pronta la replica di Fini. "Io ho semplicemente detto che non ci si può integrare con chi non accetta le regole. Nessuno può venire in Italia e mettere i piedi sul tavolo. Cerchi di capirlo e lo spieghi anche ai suoi amici: la responsabilità di quello che accade è singola e non è del contesto sociale". Ed ancora: "Io non dipingo un quadro a tinte fosche, ma tento di interpretare la realtà", ha spiegato il leader di An. "Le mie parole sono un antidoto alla xenofobia, se la gente si mette in testa che la politica è su un'altra lunghezza d'onda, che le cose che dico io non le dice nessuno perché i politici hanno la scorta e l'auto blu e vivono nel Palazzo, lì davvero scoppia la xenofobia e il razzismo".
Ma allora sta Italietta è solo terra di conquista per delinquenti Rumeni, Albanesi e mafiosi Italiani? Che sia l'ora di prendere i fucili (come dice qulacuno) e di organizzarsi? Già immagino la scena, orde di cittadini italiani che improvvisamente scendono in strada con improbabili armi (coltelli da cucina, mocio vileda, baccalà affumicati, comodini dell'ikea etc.) per andare a prelevare e mandare via a calci fino al confine piu' vicino tutta quella gentaglia che bivacca per strada tra un crimine e l'altro, tutti quei boss che vivono nelle loro case lussuose, tutti quegli inutili omunculi dal parlamentare all'assessore comunale che fanno credere di far politica e inceve si ingrassano a spese degli italiani e degli immgrati regolari e mentre incalza questa rivoluzione sarebbe piacevole ascoltare questa canzone:
ll Piave mormorava,
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera...
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti!
S'udiva intanto dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
il Piave mormorò:
«Non passa lo straniero!»
Ma in una notte trista
si parlò di un fosco evento, *
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento...
Ahi, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto,
poi che il nemico irruppe a Caporetto! **
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti!
S'udiva allor, dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l'onde:
come un singhiozzo, in quell'autunno nero,
il Piave mormorò:
«Ritorna lo straniero!»
E ritornò il nemico;
per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame...
Vedeva il piano aprico,
di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora...
«No!», disse il Piave. «No!», dissero i fanti,
«Mai più il nemico faccia un passo avanti!»
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combatteron l'onde...
Rosso di sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
«Indietro va', straniero!»
Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento...
E la vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti...
Infranse, alfin, l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi... Libere le sponde...
E tacque il Piave: si placaron l'onde...
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
né oppressi, né stranieri!
1 commento:
Con le sue parole e le sue azioni, Gesù frantumò gli schemi dei farisei del tempo e predicò dolcezza, pazienza, indulgenza, giustizia e amore. Tollerò i difetti dei suoi discepoli, perdonò la peccatrice, si limitò a raccomandare fedeltà all’adultera e non si scagliò nemmeno contro Giuda, che lo avrebbe tradito. Ordinò, inoltre, a Pietro di non servirsi mai della spada e rimproverò i figli di Zebedeo che, sull’esempio di Elia, volevano far scendere il fuoco dal cielo su una città che non aveva voluto accoglierli. Tutto questo nonostante Gesù esaltasse la giustizia, con l’autorità divina che Egli manifestava per confermare l’eterna ed ineffabile legge del karma (causa-effetto).
zio stefano
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