sabato 27 settembre 2008

.... ancora un po' di "Pulp": "Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti



Forse migliore di "Fango" questo romanzo è ambientato in una cittadina virtuale, Ischiano Scalo, della Maremma sita nella mente dell'autore tra Lazio e Toscana, dove "il mare c'è ma non si vede". Anche qui Ammaniti è un formidabile narratore di "pazze e strane storie", storie legate dal destino e dalla aleatorietà degli eventi che si intrecciano a formare la trama stessa del racconto che vede protagostini il giovane Pietro Moroni e il ben più attempato playboy della riviera romagnola Graziano Biglia, è divertente vedere che le loro due storie, apparantemente parallele e incorrellate per quasi tutto il romanzo, si ricongiungono intrecciandosi nel finale non scontato. Voto 8.

Trama (da Wikipedia)

Pietro è un timido studente di scuola media, figlio di una famiglia molto problematica, innamorato della sua compagna di classe, Gloria. La ragazza, figlia di una buona famiglia borghese, vive un'esistenza opposta alla sua, ma proprio per queste differenze intreccia una forte amicizia con il ragazzo. Il romanzo comincia con la scoperta della bocciatura di Pietro e procede con un flashback che ci riporta indietro di sei mesi, per raccontarci le vicende dell'anno scolastico di cui sono protagonisti i due ragazzi.

Graziano, playboy fallito ed eterno adolescente, torna ad Ischiano Scalo dopo anni di bagordi, di sesso e di droga e qui scopre per la prima volta il vero amore. Si innamora infatti della professoressa Flora Palmieri, l'insegnante di Pietro, una donna sola e un po' strana, ma la storia d'amore si concluderà miseramente. Graziano lascia Flora, che cade in una terribile depressione ed impazzisce, ma sarà Pietro, incidentalmente, ad ucciderla, provocandole una scossa elettrica mentre ella è nella vasca da bagno. Pietro confessa il delitto e viene condotto in un istituto dal quale uscirà solo sei anni dopo. Quasi maggiorenne, il ragazzo racconta in una lettera a Gloria che il motivo che l'ha spinto a confessare è stato il desiderio di lasciare il contesto degradato in cui viveva, per sperare in qualcosa di migliore per il futuro.


Vi lascio ancora una recensione tratta dal sito ufficiale di Ammaniti:

Tutto sta nel titolo. Tutto inizia e finisce dalla potenza immaginifica che suscita. Quando lo inizi, è sul serio così. Ti prende e ti porta via. In un altro mondo. Che non è poi chissà quale mondo di alieni impazziti o elefanti rosa o deliri di onnipotenza mistica. Niente di questo. E' solo Ischiano Scalo. Un paesino che esiste solo nella mente di chi ci vive. Uno di quei paesini che ognuno di noi ha almeno incontrato una volta nella vita, ci è passato in macchina perchè aveva sbagliato strada ed è sicuro che un paese così non possa esistere. Non è neanche segnato sulle cartine! Eppure, Ischiano Scalo esiste. E non è solo un paesino. Ti sbagli. E' un microcosmo animato da personaggi di quotidiana fantascienza grottesca. C'è il ritorno a casina bella del classico figo, Graziano Biglia per la cronaca, logorato dal sesso(fatto con chiunque respiri), dalle droghe ingurgitate per moda e dalla musica dei Gipsy King, ormai alla frutta, con pancetta e capelli cotonati, che crede di aver trovato l'amore della sua vita in una di quella faccette da commessa che animano le copertine patinate dei giornaletti scandalistici e che c'ha il sogno nel cassetto. C'è il piccolo Pietro, un bambino dalla vita distrutta in partenza. E sai che non ci puoi fare proprio un cazzo, quando hai il padre ubriacone, il fratello idiota e la madre nevrastenica, ma forse l'unica che cerca di mediare con te, di entrare nel tuo fragile mondo compromesso. Il tuo mondo. Quello con Gloria. Ma lei è bellissima e ricchissima. E tu sei povero e sfigato. E sai che sei innamorato come uno scemo, e ti sei autoconvinto che sarà sempre e solo tua amica. E poi, c'è la fauna locale, un circo di provincialotti dalle mille piccole bugie, dalle esilaranti manie che animano e vestono le due storie d'amore protagoniste con battute al fulmicotone, scene di un'apocalittica ironia, macchiette rapide e incisive. Una malinconica comicità, un riso amaro che sottintende alla cruda realtà delle cose. Quella che alla fine ti sputa in faccia e che ti guarda come dire"Non c'è proprio un cazzo da ridere." Ammaniti diventa superbo narratore e magico violinista diabolico di questa melodia, forse per la sua prima volta, così dolce e riflessiva. Il romanzo di formazione del nuovo millennio. Un capolavoro della letteratura moderna. Che quando lo finisci...Dio, se non ti scappa la lacrima....

Nessun commento: