sabato 13 settembre 2008

Il libro della Settimana: "Fango" di Niccolò Ammaniti



Ecco un buon libro "pulp" che si legge in circa 4 ore, un libro che diverte, appassiona, estremamente crudo e spesso angosciante, una raccolta di storie quotidiane al limite tra la grottesca realtà dei suoi personiggi e la cronoca nera di tutti i giorni. Voto 7.

Vi lascio la recensione di M. Vaccari trovata sul sito ufficiale di Ammaniti:

Il primo, grande capolavoro di Niccolò. Ogni inFangato dovrebbe averne almeno una copia in casa. Possibilmente l'originale. "Fango" vanta migliaia di imitazioni, di seguaci, di critici. Dietro questo romanzo, Niccolò lascia una scia di odio represso, di grottesca quotidianità casereccia, zeppa fino all'orlo di richiami ai pulp magazine anni'50, alle fobie dei nuovi umanoidi generati da metropoli cresciute sulla gretta frivolezza delle pubblicità e delle fiction. All'interno del capolavoro citerei, come perla in mezzo a un oceano di meraviglie stilistiche, il racconto "Rispetto". 10 pagine di potenza cruda e lancinante. Ma sarei un idiota se evitassi di lasciarmi trasportare nei meandri schiariti dalla luce della droga di "Vivere e morire al Prenestino", dove viene sapientemente illustrata la tecnica del trasporto-ovuli di coca per via intestinale, a metà strada tra leggenda metropolitana e filosofia zen dell'ingurgitare banane dolci indiane in riva al Gange. Ma sei ancora all'inizio della tua caduta nel pozzo senza fondo delle trovate di Niccolò. "Ti sogno, con terrore" è un pezzo di un'onestà disarmante. Un thriller alla maniera classica, quelli su cui ci si muore tra ansia e empatia con il protagonista, con un tocco di sano ammanitismo horror(la scena del labbro non me la scordo più finchè campo)che ti lascia un godere interno superiore alla media dei racconti brevi che trovi di solito in giro. Roba che non ti lascia respirare. "Carta e Ferro", da masticare in abbondanza, tra frustrazioni sedate nella masturbazione, e gioie represse da sfogare in deliri artificiali al gusto di tubo catodico e sangue. Una gattara a cui la solitudine lascia il pregio della follia estrema e uno studente geniale(Reminescenze universitarie, Nic?)costretto a compiere le sue ricerche in uno stato vegetale zombie bagnato di formalina, non si possono che collocare che in un paesaggio da fumetto in cellulosa alla Terry Gilliam. Racconti estemporanei che, tra poliziotteschi alla Maurizio Merli e deformazioni deliranti di famiglie da spot della Kinder Brioss, diventano le scenografie ideali, gli ambienti più confortevoli dove far proliferare i nuovi "eroi per istinto" che Niccolò incomincierà a plasmare veramente solo in quel panorama, forse più rarefatto, di umanità incandescente che caratterizzerà i suoi successivi romanzi. "Fango" completa la strada, già iniziata ad asfaltare con "branchie!", da percorrere in futuro. Un futuro da scrittore deriso, sputtanato, elogiato, adorato. Il giudizio, dipende dalle mode. Niccolò rimane sempre lo stesso.[...]

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