lunedì 7 dicembre 2009

Il libro della settimana:"La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano

Questo libro non è sconvolgente come "Gomorra" ma si configura come un moderno piccolo "poema" epico che narra le gesta di nuovi eroi.
Si parla di Saviano a partire dai primi passi nella letteratura fino allo scrittore affermato, abbracciato dai terremotati in Abruzzo, che viene invitato all'Accademia dei Nobel di Stoccolma come esempio di coraggio capace di denunciare attraverso la sua arte sia la piaga della Mafia (qualsiasi sia la sua forma e nome) sia la paralisi di una società non ancora in grado di reagire, pronta piuttosto a diffamare e infangare codardamente il suo nome, la sua attività, il suo coraggio.
Si racconta poi di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più grande contro il suo stesso corpo e dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto. Degna di nota anche Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani sterminati dall bestie camorriste. Si esalta poi la piccola-grande figura di donna Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent'anni ha dovuto guardare in faccia l'assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia, una donna combattente che puntò in tribunale il dito contro "Zu' Tano" Badalamenti carneficie del figlio e tiranno di Cinisi. Si racconta di Anna Politkovskaja, scrittrice e giornalista, uccisa perché non c'era altro modo per tapparle la bocca in quello che è la Russia di Putin. Saviano poi ci parla dell'incontro con Joe Pistone aka Donnie Brasco infiltrato nel clan mafioso Bonanno e dell'intervista con Enzo Biagi nella sua ultima trasmissione.

Grazie Roberto per aver intrapreso questa eroica missione della quale beneficeranno tutti gli Italiani. Non trovo altre parole che riportare quelle di Felicia Impastato che chiamò Saviano al telefono e gli disse: - Non dobbiamo dirci niente, ti dico solo due cose, una da madre e una da donna. Quella da madre è "stai attento", quella da donna è "stai attento e continua" -.

Recensione di IBS.it:

«Scrivere in questi anni mi ha dato la possibilità di esistere. Articoli e reportage. Racconti e editoriali. Un lavoro che per me non è stato semplicemente un lavoro. Ha coinciso con la mia vita stessa.»
Tre anni dopo Gomorra, il romanzo inchiesta che gli è valso la notorietà e il successo mondiale, ma anche le minacce della camorra e una vita blindata, Roberto Saviano riprende il suo dialogo con i lettori dalle pagine di un nuovo libro, in cui si respirano a pieni polmoni la dimensione civile e la tensione morale della sua scrittura. Una scrittura che indaga con coraggio la realtà e la racconta con le armi della letteratura, fondendo le suggestioni della narrazione con l’impegno vivo della testimonianza, fino a divenire non uno stile di vita ma la ragione della vita stessa. Così è per Saviano e lo si capisce leggendo ogni sua riga. Lo hanno capito i suoi lettori, a cui l’autore esprime un ringraziamento che è anche, e soprattutto, un’ammissione di intenti: «Se ho avuto un sogno, è stato quello di incidere con le mie parole, di dimostrare che la parola letteraria può ancora avere un peso e il potere di cambiare la realtà. Pur con tutto quello che mi è successo, la mia “preghiera”, grazie ai miei lettori, è stata esaudita». A queste persone, quelle che non si accontentano di galleggiare e di tirare a campare, tra pigrizia e cinismo, ma a quanti hanno reso possibile che Gomorra divenisse un testo pericoloso per certi poteri, a questi è dedicato La bellezza e l’inferno.
Il libro nasce dalla raccolta di scritti ed articoli originariamente apparsi su giornali e media nazionali, in seguito rielaborati e adattati per la pubblicazione in un unico volume, con l’aggiunta di un’introduzione e di uno scritto inedito. Non ha l’intento di essere un’opera omogenea, al contrario lascia spazio a voci diverse che scaturiscono sia dalle passioni personali sia dal senso del dovere dell’autore. I capitoli, riuniti attorno a cinque nuclei tematici - sud, uomini, business, guerra, nord – toccano i temi cari al giovane giornalista e scrittore campano: dalle terre natali inquinate dal crimine agli affari della camorra nel mercato immobiliare lombardo; dai ragazzi di Scampia, star per un giorno al Festival di Cannes, alle considerazioni sul colossal hollywoodiano “300”, sull’epopea delle Termopili; dal commovente ritratto di Michel Petrucciani, Ossa di cristallo, al memorabile incontro con il giocatore del Barcellona Lionel Messi, l’unico capace di ripetere, in meglio, il gol capolavoro messicano di Maradona. E infine, il racconto della serata con Salman Rushdie all’accademia dei Nobel di Stoccolma, un luogo magico dove è possibile “raccogliere a pieni polmoni quell’odore di umido e di legno che sembra aver conservato tutte le presenze di chi vi è stato premiato”. Dove Saviano alimenta la volontà di rimanere fedele ai propri ideali, diviso tra la “bellezza”, necessaria per chi scrive e vive, e il suo contrario: l'“inferno” del male e della corruzione, che sembra continuamente prevalere. Dove lo scrittore può dimostrare al mondo intero quello che, da sempre, vive sulla sua pelle e testimonia con i suoi scritti. Come disse Albert Camus, "gli incarichi che fanno la grandezza del mestiere di scrittore sono due: il servizio della verità e quello della libertà".

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