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mercoledì 2 aprile 2008

'U Santu Nuostu....

Oggi 2 Aprile si ricordano due grandi figure religiose quella di San Francesco di Paola e quella di Papa Giovanni Paolo Secondo. Sulla figura del Papa non scriverò molto essendo nostro contemporaneo e ben conosciuto da tutti. Di Giovanni Paolo ho apprezzato il suo semplice carisma capace di attirare popoli di giovani da ogni parte del mondo come nessun'altro è riuscito a fare, carisma ancora oggi, come allora, invidiato da molte figure sia religiose sia politiche.

Ma torniamo al Santo Nostro ('U Santu Noustu come dicono gli abitanti della città di Paola che diede i natali a San Francesco). Vi riporto la biografia di questo grandissimo Santo taumaturgo in parte tratta da nonsolobiografie.it :
Francesco nacque il 27 marzo 1416 da una coppia di genitori già avanti negli anni, il padre Giacomo D’Alessio detto “Martolilla” e la madre Vienna da Fuscaldo, durante i quindici anni di matrimonio già trascorsi, avevano atteso invano la nascita di un figlio e per questo pregavano San Francesco, il ‘Poverello’ di Assisi. Così, inaspettatamente, nacque il bambino tanto sperato e promisero di rivestirlo dell'abito votivo dei Francescani.
All'età di quindici anni Francesco fu accompagnato presso i Conventuali di S. Marco Argentano (Cosenza) per sciogliere il voto e prestare l'anno di famulato. Qui Francesco manifestò la sua propensione alla preghiera e le sue doti di pietà, accompagnate da manifestazioni soprannaturali, le stesse che, successivamente, avrebbero alimentato la sua fama di grande taumaturgo. Al termine della sua permanenza i religiosi avrebbero voluto trattenerlo, ma il giovane Francesco, sentendo vicino il tempo di una radicale scelta di vita e avvertendo in sé uno spiccato desiderio di conoscere le diverse forme di vita religiosa, lasciò il convento e, assieme ai genitori, intraprese un pellegrinaggio. Si recò ad Assisi,
toccando Montecassino, Roma, Loreto e visitando gli romitori che costellavano Monte Luco. La visita di Roma lo turbò profondamente: secondo il suo primo anonimo biografo, Francesco redarguì lo sfarzo di un cardinale con le parole: "Nostro Signore non andava così". L'episodio mostra come nell'animo del giovane andasse ormai maturando l'idea di una riforma della vita ecclesiale basata sulla povertà. Il pellegrinaggio costituì motivo di riflessione e di decisioni per il suo futuro. Ritornato a Paola, Francesco espresse ai suoi genitori il desiderio di condurre vita eremitica. Attorno al 1435, si ritirò fuori dell'abitato di Paola, in un terreno di proprietà della famiglia, suscitando grande stupore fra i concittadini per l'austerità del suo modo di vivere. L'esperienza di Paola lo forgiò alla contemplazione, al lavoro, alla solitudine e alle privazioni e mortificazioni corporali.
Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale e di condividere lo stesso austero genere di vita. Con l'arrivo in diocesi di mons. Pirro Caracciolo, nominato arcivescovo di Cosenza il 31 agosto 1452, il movimento ottiene il beneplacito dell'ordinario diocesano e può dotarsi di un oratorio. I flussi di pellegrini che si portano all'eremo di Paola attirano l'attenzione di Paolo II che, agli inizi del 1467, invia un suo visitatore per indagare sulla vita di Francesco. Al rientro in Curia, mons. Baldassarre De Gutrossis rassicura il papa sulla fedeltà di Francesco alla Sede Apostolica e, visto che l'Eremita aveva avviato la costruzione di una chiesa, il 7 luglio 1467 gli fa ottenere una lettera collettiva di quattro cardinali con la quale concedevano l'indulgenza, alle consuete condizioni, a coloro che visitavano o contribuivano alle spese per l'erigenda chiesa di Paola.
Col trasferimento a Paola, agli inizi del 1470, dell'ex visitatore che assumerà il nome di P. Baldassarre da Spigno, inizia l'iter giuridico che porterà al riconoscimento ufficiale del movimento eremitico fondato da Francesco. La prima tappa è costituita dal nulla osta rilasciato da mons. Caracciolo il 30 novembre 1470. A distanza di alcuni anni, grazie al fattivo interessamento dell'arcivescovo cosentino e all'opera diplomatica di P. Baldassarre, il 17 maggio 1474 il movimento ottiene l'approvazione pontificia assumendo il nome di "Congregazione eremitica paolana di S. Francesco d'Assisi". Al romitorio di Paola seguirono quelli di Paterno Calabro (1472), Spezzano della Sila (1474), Corigliano Calabro (1476) e Milazzo (1480). La vita di questi eremiti era regolata dagli "ordinamenti e statuti" che, in parte, confluirono nelle successive stesure della regola.
Francesco divenne per Paola un punto di riferimento religioso e sociale, entrando nel cuore della gente che si recava da lui per sottoporgli problemi di diversa natura. L'Eremita era visto, inoltre, come l'unico baluardo in grado di opporsi ai soprusi della corte aragonese, come la persona capace di mettersi dalla parte della gente povera e semplice di quel lembo del Regno di Napoli e di assumere un ruolo di vero "umanista" nell'interesse di chi non aveva voce.
Francesco era, per il suo genere di vita, un contestatore che richiamava le grandi figure dell'anacoretismo. Lo avvicinavano potenti e semplici, ed egli non faceva distinzione di ceto: una testimonianza al processo apostolico di Cosenza afferma che Galeazzo di Tarsia, barone di Belmonte, si recò più volte a Paola chiedendo la guarigione, e che Francesco gli fece portare le pietre insieme agli altri operai. Il Santo seppe creare attorno a sé un ambiente di profonda religiosità e fede con l'invito costante alla preghiera e all'osservanza della volontà di Dio.
Fin dall'inizio, Francesco ebbe fama di grande taumaturgo i prodigi accompagnarono tutta la sua vita, a partire dalla costruzione dei primi conventi fino alla sua andata in Francia. Fu il suo un potere taumaturgico a favore di tutti, ma in particolare dei poveri e degli oppressi dalle diffuse malversazioni dei potenti, contro le quali Francesco non si stancò di levare la voce. Gli elementi usati per il miracolo erano davvero secondari o insignificanti, i primi a portata di uomo, quasi
a far capire che non erano essi a guarire o a risolvere il problema, bensì Dio. C'è un fatto che ben sottolinea la "metodologia" del miracolo. Un giovane di Paola, nonostante il consulto di medici di fama, aveva su un braccio una piaga che non si rimarginava. La madre gli disse: "Vai anche tu al romitorio di Francesco e vedrai che ti farà la grazia".
Si decise, andò ed espose il suo problema e tutti i tentativi fatti per guarire. Francesco si abbassò, prese la prima erba che gli venne tra le mani e gli disse: "Falla bollire, mettila sulla piaga e sarai guarito!". Il giovane lo guardò e gli disse: "Di quest'erba ve n'è tanta a Paola, possibile che fa miracoli?". L'Eremita replicò: "É la fede che fa i miracoli!". Ad un prete che gli faceva questa domanda: "Come fai a sapere che quest'erba ha delle virtù?", Francesco rispose con semplicità
evangelica: "A chi serve fedelmente Dio e osserva i suoi comandamenti, anche le erbe manifestano le loro virtù". Molti dei suoi miracoli impressionarono grandemente letterati e artisti, che l'immortalarono nelle loro opere, come il noto episodio del passaggio dello Stretto di Messina compiuto sul mantello steso sulle onde del mare.
Portata dai mercanti napoletani, la fama di Francesco giunse in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo, il quale chiese a papa Sisto IV di far arrivare l'Eremita paolano al suo capezzale. Fu l'inizio del "capitolo diplomatico" della vita di Francesco. Il pontefice, desideroso di un riavvicinamento alla Francia, con la quale avrebbe voluto un accordo per l'abolizione della Prammatica Sanzione di Bourges del 1438, accolse favorevolmente l'ambasceria francese e altrettanto fece il re di Napoli. Furono però necessari molti mesi per convincere Francesco, il quale accettò di partire solo quando il papa glielo impose. Fu per l'Eremita un'obbedienza difficile: aveva 67 anni, la sua Congregazione si era da poco estesa anche in Sicilia e, soprattutto, aveva ritrosia ad andare a vivere in una reggia con un appannaggio sovrano, dopo aver vissuto per più di trent'anni in un romitorio. Il sacrificio richiestogli di lasciare il Regno di Napoli sarebbe poi stato largamente compensato dal favore della corte francese verso il suo Ordine e dagli interventi della medesima presso la Curia Romana.
Lasciato l'eremo paternese il 2 febbraio 1483, Francesco fu accolto a Napoli trionfalmente sia dal popolo, sia dalla corte, che dalla sua andata in Francia sperava in un allontanamento della paventata invasione del Regno da parte dei Valois. Il re Ferdinando I avrebbe preteso un rapporto preferenziale dal suo suddito. A Roma Sisto IV lo ricevette più volte, affidandogli delicati incarichi. Al suo arrivo al castello di Plessis–les–Tours, Luigi XI si inginocchiò di fronte a lui, chiedendogli la benedizione. Il sovrano non ottenne la guarigione, ma l'azione a corte del Paolano portò ad un lungo periodo di buoni rapporti tra il papato e la monarchia francese, di cui beneficiarono anche i Regni di Spagna, Boemia e Napoli.
Francesco fu subito benvoluto a corte e – nonostante la non conoscenza della lingua – fu avvicinato dai semplici, come dai dottori della Sorbona, desiderosi di riforma personale questi ultimi e in cerca di interventi prodigiosi i primi.
Francesco visse in Francia circa venticinque anni e si creò il suo mondo lavorando un appezzamento di terra, presentandosi come riformatore della vita religiosa e con l'aureola di uomo di Dio penitente, eremitico, un nuovo Giovanni Battista. Per questo suo austero stile di vita viene scelto da alcuni benedettini, francescani ed eremiti, che lasciano le rispettive famiglie religiose per aggregarsi a Francesco. Il loro arrivo, oltre a internazionalizzare la Congregazione calabrese, determinò un profondo cambiamento al suo interno, in quanto fu abbandonato l'eremitismo e fu introdotta la vita cenobitica. Tale svolta porterà alla nascita dell' Ordine dei Minimi, seguita dalla fondazione prima del Terz'Ordine secolare e poi delle Monache. Le rispettive regole furono definitivamente approvate da Giulio II il 28 luglio 1506.
Francesco si spense a Tours il 2 aprile 1507. La fama di questo taumaturgo, attraverso i tre rami della famiglia Minima (frati, monache e terziari), si diffuse in Europa, favorendo la sua beatificazione (7 luglio 1513) e la sua canonizzazione(1° maggio 1519) avvenuta a soli dodici anni dalla morte.
Francesco entrava nel cuore della gente e la sua protezione si estese su numerosi Regni; si moltiplicarono le chiese in suo onore, la gente lo invocava con familiarità e ne conservava i ricordi come preziose reliquie (a Paola, nel 1510, ancor prima della sua beatificazione c'era chi andava per toccare o per rivestirsi degli indumenti da lui usati). Patrono della Gente di mare italiana – Pio XII lo dichiarò tale il 27 marzo 1943 – e di diversi regni, tra cui Francia, Spagna, Napoli, Boemia, è invocato in modo particolare per la prole. L'emigrazione delle popolazioni del Sud d'Italia – Francesco è patrono della Calabria con breve di Giovanni XXIII del 1963 – e le conquiste territoriali della corona di Spagna hanno contribuito molto a diffondere il culto e alcune pratiche devozionali da lui suggerite. É uno dei santi più conosciuti della cristianità e il suo nome è dato a molti, perpetuando tradizioni familiari.
L'iconografia è abbondante. L'effigie più conosciuta e che poi ha ispirato numerosi pittori è quella di Jean Bourdichon. Occorre dire che già, prima della canonizzazione (1519), sul sepolcro di Francesco c'era "il retracto del buon homo de naturale, quale tenea una gran barba bianca, scarno e d'una faccia grave et piena di santità". Dopo il Concilio di Trento, parallelamente a quanto avvenuto in campo agiografico, l'iconografia ha evidenziato del Santo soprattutto il dato taumaturgico.
La festa liturgica ricorre il 2 aprile ma i festeggiamenti in onore di San Francesco si tengono tradizionalmente dal 1 al 4 Maggio.

« San Franciscu cu st'abbitu ri lana
vulistu amari a Ddiu cu veru cori
rassastu stu mundu ch'è na cosa vana
e nci la rastu a Ddiu la pinioni
San Franciscu, me San Franciscu
giardineri ri Gèsu Cristu
rosi belli siminastu
rosi ianchi ricugghistu
pi la vostra virginità, facitandilla la carità
San Franciscu miu rilettu
viniti a la me casa chi va spettu
viniti a la me casa e succurriti
chi li bbisogni nostri li sapiti »

giovedì 14 febbraio 2008

San Valentino ? Chi era costui?

Valentino da Interamna (Interamna Nahars, ca. 176 – Roma, 273) è stato un vescovo e martire cristiano italiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e successivamente dalla Chiesa anglicana: è considerato patrono degli innamorati, della città di Terni e della città di Vico del Gargano (FG). Sue reliquie, si trovano in Sardegna presso la chiesa di Ozieri, in Umbria a Terni, suo paese d'origine, presso la Basilica di San Valentino e a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, presso il Convento dei Cappuccini.

Persecuzione e martirio

Fu convertito al cristianesimo ed ordinato vescovo da San Feliciano di Foligno nel 197. San Valentino patì il martirio anche per aver unito in matrimonio, una giovane credente cristiana ed un legionario romano di religione pagana. Valentino contravvenne quella che era la regola del tempo, ossia l'impossibilità di conciliare religioni diverse. Bisognerà aspettare l'arrivo dell'imperatore romano Costantino I, che permetterà la libertà di culto, promulgando nell'anno 313 uno speciale editto di tolleranza, il cosiddetto editto di Milano.

Ma nell'anno 270 Valentino si trovava a Roma per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Invitato dall'imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo tentando anzi di convertire l'imperatore al cristianesimo.

L'imperatore ebbe rispetto di Valentino e lo graziò affidandolo ad una nobile famiglia.

Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II il Gotico. L'impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani ed i vertici della Chiesa di Roma e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Questo secondo arresto gli fu fatale: morì decapitato nel 273 d.C. per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano.

Il culto

È commemorato nel martirologio romano il 14 febbraio. Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni dove sorge la basilica in cui sono attualmente custodite, racchiuse in una teca; accanto, una statua d'argento reca la scritta: San Valentino patrono dell'amore. Altre reliquie sono quelle custodite ad Ozieri in Sardegna, presso la Chiesa dei Cappuccini dedicata ai SS Cosma e Damiano. Furono probabilmente portate dalla Penisola per sottrarle dalle mani dei mori o dei barbareschi.

Il Santo dell'Amore è festeggiato anche a Vico del Gargano (FG), il cui culto è legato anche alla protezione delle arance che proprio a cavallo di febbraio/marzo maturano sul Promontorio del Gargano. Durante i festeggiamenti si preparano pozioni d'amore a base di arance che, secondo la leggenda, farebbero innamorare chi ne assume pochi sorsi. Il percorso amoroso si conclude nel famoso "Vicolo del Bacio", largo meno di 30 centimentri, in cui le coppie devono necessariamente "sfiorarsi" a causa della ristrettezza del passaggio.

La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che la riconducono a quella di un altro sacerdote romano, anch'egli decapitato pressappoco negli stessi anni.

La festa di San Valentino

Questa festa venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d'amore diffuso dall'opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. La città di Ozieri, che custodisce delle reliquie del santo, promuove 4 giorni di festeggiamenti, civili e religiosi, dal 13 al 16 febbraio.

Leggende agiografiche


Sono molte le leggende, entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di Valentino da Interamna:

1) Una leggenda narra che Valentino, graziato ed "affidato" ad una nobile famiglia, avrebbe compiuto il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo carceriere, Asterius: Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: dal tuo Valentino ....
2) Un'altra narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati. Un'altra versione di questa leggenda narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci effusioni di affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini.
3) Secondo un altro racconto popolare, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia, gravemente malata, e il centurione romano Sabino; l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, chiamato dal centurione al capezzale della giovane morente, Valentino battezzò dapprima il giovane soldato e quindi lo unì in matrimonio alla sua amata, prima che entrambi cadessero in un sonno profondo.