
"Il miglior Stephen King incontra il meglio dei Monty Python per combinare Un lavoro sporco" così recita il commento di copertina di questo libro divertente anche se non così esaltante come credevo. Ad ogni modo è un libro dal "malato" umorismo surreale, sono da apprezzare davvero gli accurati scorci di una città altrettanto surreale e alternativa come San Francisco saltando da "Castro" al Golden Gate Bridge, da quartiere cinese al "Pier 39" passando per Ghirardelli.
voto: 6.5.
Trama (dalla Copertina):
Charlie Asher è contento, felice, appagato. Una bella moglie in attesa di un figlio. Un negozio di roba usata. Amici con i quali scambiare le solite quattro chiacchiere. Un’esistenza tranquilla. Quando l’adorata Rachel perde la vita dando alla luce la dolce Sophie, la situazione prende decisamente una brutta, bruttissima piega. Charlie, distrutto, inizia a vedere persone e oggetti che non dovrebbero esserci. Che non dovrebbero esistere. Un uomo altissimo color verde menta che appare e scompare a proprio piacimento. Enormi volumi usciti dal nulla che luccicano e si aprono su pagine dense di segreti sull’aldilà. Messaggi misteriosi conditi da teschi e ossa. Corvi spettrali che svolazzano in ogni dove. Conoscenti, amici o perfetti sconosciuti che cominciano a morire. I casi sono due: o Charlie sta impazzendo o qualcosa, qualcuno, l’ha scelto per una missione neppure troppo piacevole. Qualcuna, più precisamente, con tanto di falce e nero sudario vuole essere sostituita o aiutata. Ehi, è Un lavoro sporco, ma bisogna pur farlo…
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