mercoledì 2 giugno 2010

Il libro della settimana: "La grammatica di Dio. Storie di solitudine e allegria" di Stefano Benni





Un libro piacevole e interessante che racconta con amara ironia la vita in tutta la sua realtà mista di episodi a volte divertenti e a volte terribili. I protagonisti dei racconti di Benni sembrano arrivare direttamente dalle novelle di Pirandello per calarsi poi nella solitudine della età moderna.




Dalla copertina:

Il "libro del mondo" secondo Stefano Benni. Un comico, infernale ribollire di storie. Un circo di virtù e di nequizie. Il frastuono degli uomini. Il silenzio stellare che interroga tutti, eroi silenziosi e ciarlatani della sopravvivenza o del sopruso. Un filosofo greco l'ha detto: "Tra gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria".

Descrizione da Feltrinelli.it:

Un cane troppo fedele che torna sempre come un boomerang dal padrone che lo vuole abbandonare, un potentissimo manager pronto a tutto pur di riunire i Beatles per un concerto; un terzino fantasioso e romantico su uno spelacchiato campo di periferia; un arrogante e irredimibile uomo d'affari; un frate che sceglie il silenzio per sentirsi più vicino a Dio ma viene vinto dalla bellezza di una muta; una perfida vecchietta divorata dall'invidia e dal livore sono solo alcuni dei protagonisti di questa raccolta di racconti.

domenica 23 maggio 2010

Il libro della settimana:"L' enigma dei numeri primi. L'ipotesi di Riemann, il più grande mistero della matematica" di Marcus Du Sautoy




Consiglio questo libro a coloro che sono appassionati di storia della matematica, qui l'attenzione è posta su alcuni dei più grandi matematici vissuti tra il XVIII ed il XX secolo tra questi: Enrico Bombieri, Eulero, Pierre de Fermat, Carl Friedrich Gauss, Kurt Gödel, G. H. Hardy, David Hilbert, J. E. Littlewood e Srinivasa Ramanujan, oltre allo stesso Bernhard Riemann che ha sfidato il mondo dei matematici lasciando una delle ipotesi più temute che racchiude ancora il mistero dei numeri primi.



Descrizione tratta da rcslibri.corriere.it:

Un libro meraviglioso! Enormemente godibile.
Oliver Sacks

Du Sautoy intreccia le idee con la storia, gli aneddoti e le vicende personali dei protagonisti della scienza, una miscela che rende appetibile una materia altrimenti ostica. Persino coloro che provano una certa allergia per la matematica, scopriranno di divertirsi in compagnia dei personaggi di questo libro.
Martin Rees, THE TIMES

Nel 1866, mentre l’esercito prussiano entrava a Gottinga, il sommo matematico tedesco Bernhard Riemann lasciava in fretta e furia la città per rifugiarsi nell’amata Italia, abbandonando pagine e pagine di appunti che una governante troppo solerte si affrettò a bruciare. Fra quelle carte perdute si nascondeva forse la soluzione di un enigma millenario: il mistero dei numeri primi. Nell’universo razionale della matematica, i numeri primi, cioè divisibili soltanto per se stessi e per 1, si susseguono con un ritmo inafferrabile, apparentemente illogico: 2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29, 31… Sembra quasi che la natura li abbia scelti a caso. Ma non sono numeri qualsiasi, sono gli “atomi dell’aritmetica”, gli elementi di base con cui si costruiscono tutti gli altri numeri naturali. Cogliere un ordine nella loro sequenza, trovare una regola che permetta di stabilire quale sia, ad esempio, il miliardesimo numero primo, avrebbe implicazioni fondamentali, e non solo per la matematica.

Per questo l’ipotesi che Riemann aveva formulato sette anni prima di fuggire da Gottinga è ancora tanto importante: se fosse vera, signifi cherebbe che sotto quell’oscura cadenza di numeri si cela una delicata armonia densa di conseguenze. Ma dopo un secolo e mezzo nessuno è stato ancora capace di dimostrarla. Chi ci riuscisse oggi si assicurerebbe, oltre a una fama imperitura, il premio da un milione di dollari che di recente un imprenditore americano innamorato della matematica ha messo in palio. Proprio a partire dall’ipotesi di Riemann, in questo libro Marcus Du Sautoy presenta con chiarezza esemplare i principali enigmi risolti e irrisolti del mondo dei numeri primi, spiegando quale sia la loro importanza attuale in campi come la fisica quantistica e la sicurezza informatica.

Per farlo racconta la storia e le mirabolanti avventure (non solo intellettuali) dei grandi matematici che in ogni epoca si sono spinti in quel territorio misterioso. Da Euclide, che nel quarto secolo avanti Cristo dimostrò l’esistenza di infiniti numeri primi, fino agli odierni continuatori dell’opera di Riemann, come il matematico pavese Enrico Bombieri, questa è la storia di uomini e donne eccentrici e geniali, accomunati dalla stessa ossessione e da un’inestinguibile sete di conoscenza.

sabato 6 marzo 2010

il libro della settimana: "La schiuma dei giorni" di Boris Vian



"L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi..." (Boris Vian, New Orleans 10 Marzo 1946)


Vorrei ringraziare Anna e Nicola per avermi fatto conoscere questo capolavoro, "La schiuma dei giorni" di Boris Vian. Questo romanzo parla di amore e passione, di amicizia e società, è un romanzo surreale e anticonformista, ancora oggi originale nello stile e nella forma, è come un brano "jazz" puro e unico ogni volta che lo si ascolta. Come si evince dalla numerose note del traduttore per apprezzare interamente questo romanzo sarebbe meglio leggerlo ("ascoltarlo") nella sua lingua madre, il francese.

Dalla copertina:

Colin è un giovane parigino ricco e annoiato. Passa il tempo dedicandosi a ricette inverosimili, strimpellando bizzarri strumenti di sua invenzione, bighellonando con Chick - il suo migliore amico - un ingegnere spiantato e sperperone che ha uno strano pallino: collezionare le opere di Jean-Sol Partre. Poi, nella vita del signorino entra, in modo esplosivo, l'amore. L'incontro con la bella Chloé è un colpo di fulmine: decidono di sposarsi nel giro di pochi giorni. Al ritorno dal viaggio di nozze, Chloè si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, fatica a respirare. Mentre il tempo va sempre più veloce, e l'appartamento dove vivono, inizialmente di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto...

domenica 21 febbraio 2010

Paolo, il piccolo grande batterista...

Mio cugino...mio cugino... ha un figlio di tre anni che suona già la batteria....

domenica 24 gennaio 2010

Il libro della settimana: "Perchè le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?" (Allan & Barabara Pease)


Questo libro mi è stato consigliato da Antonio T. e devo dire che è stata una lettura piacevole e istruttiva riguardante le diversità tra uomini e donne, diversità scientificamente dimostrata dai coniugi Pease con l'intento di far capire che tale diversità deve essere accettata e per questo deve essere conosciuta e compresa. Piccola nota negativa: alcuni concetti sono ripetuti continuamente nei diversi capitoli rischiando di annoiare un pò il lettore.




Note di Copertina

In questo libro scoprirete fra l'altro:
- Perché gli uomini non riescono a fare più di una cosa alla volta
- Perché le donne non sanno parcheggiare in retromarcia
- Perché gli uomini non dovrebbero mai mentire alle donne
- Perché le donne parlano così tanto e gli uomini così poco
- Perché gli uomini propongono soluzioni, ma detestano i consigli
- Perché le donne si disperano dei silenzi maschili
- Perché gli uomini desiderano il sesso, e le donne hanno bisogno d'amore

Che uomini e donne ragionino in modo differente e abbiano quindi un diverso modo di comunicare è cosa risaputa da tempo, oggetto anche di un bestseller internazionale come 'Gli uomini vengono da. Marte le donne da Venere' di John Gray, in cui per la prima volta la presa di coscienza delle diversità portava al superamento delle incomprensioni e dei conflitti. Ora Allan & Barbara Pease fanno un ulteriore passo avanti nella comunicazione uomo-donna e quindi nel miglioramento dei loro rapporti. "Diversi" non vuoi dire essere migliori o peggiori; significa semplicemente avere approcci, priorità, pulsioni, comportamenti difformi.
Quando un uomo va alla toilette, lo fa per una ragione, e una soltanto; le donne utilizzano invece i bagni come salotti; a volte due donne vi entrano senza conoscersi e ne escono grandi amiche. Un uomo non si capacita di come una donna non riesca a vedere la spia dell'olio che lampeggia sul cruscotto, ma individui subito un calzino sporco in un angolo buio; e una donna non capirà mai perché un uomo, quando si perde, preferisca girare per ore rischiando di essere arrestato per vagabondaggio anziché fermarsi a chiedere informazioni. Ebbene, al di là del constatare che i meccanismi di ragionamento, e quindi i comportamenti, sono diversi, esistono ragioni ben precise che giustificano tali differenze: i coniugi Pease hanno percorso più di quattrocentomila chilometri e in tre anni hanno intervistato esperti di tutto il mondo per fornircele. Hanno raccolto i nuovi risultati della genetica e della biologia, hanno consultato psicologi e psichiatri, hanno studiato i cambiamenti sociali avvenuti nel corso dei millenni e interrogato antropologi: perché, una volta comprese a fondo le origini delle differenze, ci sia più facile non solo riconoscerle e accettarle, ma gestirle in maniera più costruttiva e addirittura apprezzarle. Gli uomini vogliono il potere, i risultati, il successo; le donne desiderano le relazioni, la stabilità, l'amore. Arrabbiarsi per questo sarebbe come imprecare perché piove... non è più semplice prendere un ombrello e ovviare così al problema?
Provocatorio e sorprendente, 'Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?' è un manuale davvero prezioso per superare i conflitti fra uomo e donna e sviluppare un rapporto di coppia sereno e appagante. Ma è soprattutto una lettura esilarante, ed è anche per questo che il libro ha avuto un successo immediato: bestseller n. 1 assoluto in Australia per più di sei mesi, bestseller in Francia, in Inghilterra e in Germania, è tradotto e pubblicato in tutto il mondo e ha già venduto più di un milione di copie.

sabato 2 gennaio 2010

Capodanno a casa di Elena e Max


Oops! pensavo di aver già inserito questo post, bhe meglio tardi che mai!


Anche quest'anno "I seduti" (gruppo appartenente al Nice Life Club (NLC)) sono riusciti ad organizzare il cenone di capodanno. Il menù stilato da Elena e Max è riportato nella figura a sinistra. I partecipanti della cena sono stati Elena e Max che hanno messo a disposizione casa e gran parte del menu, Davide e Marta, Vale e Giordano, Fede e me, Anna, Nicola Giacomo e Tommaso (gli ultimi quattro hanno partecipato in "differita" per sopraggiunta puntuale febbre di little Jack!).










Fresca e deliziosa Fantasia (Fede e Giamba)

Trattasi di assortimento di crostini di pane con sardine, salmone e pomodori secchi sott'olio accompagnati da barchette di pane ripiene con baccalà mantecato e voulevant natalizi ripieni di insalata russa o insalata di gamberi.


Dolci Struccoti
(Elena e Max)

Una delizia friulana a base di ravioli con ripieno di pasta di gubana il tutto condito con burro e su richiesta una spolverata di cannella.

Saporita Delicatezza (Anna e Nicola)

Un ottimo pasticcio di carne, tradizionale e saporito e dalle porzioni davvero generose!

Giallon Giassè (Inter & Spar)
Fresco sorbetto al limone, dolce intermezzo per rinfrescare e rinfrancare il palato.

Gustosità Raffinata (Davide e Marta)

Ottimo arrosto in gustosa salsetta...

Grasso fritto nell'Unto (Elena e Max)

Zampone immancabile e tradizionale, unto e buonissimo...

Cavolo, Che Fortuna! (LaValleDegliOrti)

Contorno a base di cavolfiori e lenticchie.

Libidinose Dolcezze (Vale e Giordano)

Delizioso tris di dolci al tiramisù, al cioccolato e all'ananas serviti in bicchiere.

mercoledì 30 dicembre 2009

Un bella favola di Natale...

Tratto da Repubblica.it:

Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza

di SHULIM VOGELMANN

CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia.

Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni.

Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap".

I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato.

La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no.
Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione.

Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...".

Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap.

La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante.

Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno.

Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.

Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.

sabato 26 dicembre 2009

Il ristorante della settimana:"Da Giovanni"

Da ben 54 anni il Ristorante da Giovanni è un punto di riferimento della buona cucina padovana offrendo un ambiente particolarmente accogliente e familiare.
Appena seduti per ingannare l'attesa vi fanno trovare un panetto enorme di burro da spalmare sul pane fresco. Tra i primi a base di pasta fatta in casa troneggiano gli gnocchi serviti, come il resto dei primi in bianco, infatti i sughi sono serviti a parte per poter dare al cliente la libertà di condire il primo tra una vasta scelta di sapori. E poi arriva il leggendario carrello dei bolliti e degli arrosti, è il momento più intenso votato alla tradizione dell'abbondanza. Per quanto mi riguarda non ho assaggiato gli arrosti ho dovuto concentrare gli sforzi per i bolliti e devo dire che pochi ristoranti offrono una simile ricchezza e varietà (gallina, testina, lingua, cotechino ...). Sia bolliti che arrosti sono accompagnati da delle deliziose salse alle erbe o a base di kren (rafano) e corteggiati diabolicamente da squisite mostarde di verdura e frutta. Il cabernet della casa è discreto forse non la scelta più giusta da affiancare ai bolliti. Spesa media 30-40 euro.
Voto: 8.

Ristorante - Trattoria
Da Giovanni
Via Maroncelli, 22
35129 Padova (PD)
Tel: +39 049 772620
Fax: +39 049 772620

Vedi la lista ristoranti.

sabato 19 dicembre 2009

Il ristorante della settimana:"ADA2"

Il locale si presenta molto bene, design sobrio ed elegante, ambiente accogliente. Eccezionale il primo di gnocchi-ravioli al pesce con sugo di pomodorini-pachino e calamari, ottima la tagliata di tonno in crosta di sesamo, più che buoni i calamari alla griglia. Vasta la scelta dei dolci ma la "Pastiera" è proprio quella originale dal gusto intenso e dall'equilibrato aroma millefiori. Buono il prosecco e superlativo il Passito Piementose.
Voto: 8.5


Ada2 - Arlesega, Mestrino (PD)
Ristorante Pizzeria
Via mestrina 12 - Tel.049 9002770

martedì 8 dicembre 2009

Caravaggio? Dove?

Sul Mattino di Padova si promuove la mostra su "Caravaggio, Lotto e Ribera" della collezione dello studioso Roberto Longhi. La collezione è sicuramente interessante per l'alto valore delle singole opere, tuttavia la delusione è enorme nello scoprire che del Caravaggio c'e' solo il ben noto «ragazzo morso dal ramarro», la delusione aumenta nel dover ammirare opere di questo calibro illuminate in modo sbagliato, l'impianto di illuminazione usato per la mostra non è degno di una struttura museale come quella usata nel resto dei musei civici padovani. La mostra si visita in poco tempo se volete imegnare bene il resto della visita, vi consiglio di comprare il biglietto anche per la mostra ai Musei Civici purtroppo con gli 8 euro di biglietto si ha accesso solo alla collezoni Longhi poi sarete dirottati verso l'uscita lasciandovi solo intravvedere i restanti luoghi dei musei. Persino a Venezia quando fanno le mostre a tema (es: Tintoretto) ti consentono con appena 10 euro di vistare l'intera Accademia.
Se siete amanti dello stile caravaggesco allora andate a visitare la mostra altrimenti desistete, se poi volete visitare la vicina Cappella Scrovegni vi conviene prenotare per tempo, almeno un giorno prima.

Articolo del Mattino di Padova:

«Caravaggio, Lotto, Ribera»
La collezione di Roberto Longhi

I Musei Civici ospitano dal 19 novembre al 28 marzo 2010 la mostra «Caravaggio, Lotto, Ribera. Quattro secoli di capolavori dalla Fondazione Longhi». Tra le opere provenienti dalla casa-biblioteca fiorentina dello storico dell'arte c'è anche «Il ragazzo morso dal ramarro» del Caravaggio.


Caravaggio, Lotto, Dosso Dossi, Ribera, il Morazzone, il Cerano, Valentin de Boulogne. Sono solo alcuni dei maestri che presenta la mostra «Caravaggio, Lotto, Ribera. Quattro secoli di capolavori dalla Fondazione Longhi », che dal 19 novembre al 28 marzo è ospitata ai Musei Civici agli Eremitani di Padova.

Un percorso suggestivo che pone a confronto i capolavori della collezione Longhi più cari allo storico dell'arte e la pinacoteca dei Musei Civici agli Eremitani, dove si conservano le opere degli artisti veneti prediletti dallo stesso Longhi.

In tutto più di cinquanta opere appartenenti a periodi diversi. A partire dal Duecento, per toccare poi il Trecento, con esempi della pittura bolognese, e arrivare agli scambi culturali fra i maggiori centri artistici italiani tra Quattro e Cinquecento rappresentati da un gruppo di maestri come Dosso Dossi, Lorenzo Lotto e Lambert Sustris.

Ma il nucleo più emozionante è quello costituito da pitture del Seicento, fra le quali spiccano il celebre «Fanciullo morso dal ramarro» del Caravaggio e le tele di Ribera, del Borgianni, del Valentin e di Mattia Preti.

La mostra è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 19 (porte chiuse tutti i lunedì non festivi, Natale, Santo Stefano e primo gennaio). Il biglietto d'ingresso costa 8 euro (ridotti 6 euro, ridotto speciale 4 euro). Informazioni e prenotazioni al numero 049 2010102.